“Il gioco dello spazio”

29 marzo 2018 - 9 minutes read

Domenica 8 aprile gli spazi di Sinestetica sono lieti di accogliere la mostra “Il gioco dello spazio” di Margherita Ferro, pittrice, e Anelo1997, architetto. La mostra rimarrà esposta fino al 20 aprile.

Lo spazio, infinita estensione nelle tre dimensioni, è innanzi tutto un concetto della mente, o un fenomeno del corpo? In altre parole, è l’intelletto a misurarlo a priori o sono piuttosto i sensi a farne esperienza per primi?

Non arrovellatevi a rispondere, la domanda diverrà oziosa per tutti coloro che visiteranno la mostra che proponiamo. La ricerca pittorica di Margherita Ferro e quella costruttiva di Anelo1997 si basano sulla ripetizione seriale di un modulo base, nel primo caso l’esagono e nel secondo il cubo, nello spazio bi e tridimensionale. Queste geometrie si fronteggeranno in un rispecchiamento reciproco: la rappresentazione assonometrica del cubo è esagonale. In entrambi i casi, la ripetizione del modulo costruisce delle strutture potenzialmente infinite: l’esagono, così come il cubo, gode della proprietà geometrica di poter essere ripetuto uguale a se stesso senza l’intervento di altre figure.

Per quanto riguarda l’esagono, questa caratteristica è stata ampiamente sfruttata nella storia delle pavimentazioni, fino alle tipiche cementine, diffusissime fra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento. A queste si ispira Margherita Ferro, quando lavora sulle sue tele esagonali appositamente commissionate all’intelaiatore, indagando le molteplici possibilità della forma esagonale di suddividersi in figure geometriche, anche diverse dall’esagono ma pur sempre dipendenti da questo. L’esagono perimetrale è dunque regola univoca che le mette in relazione fra loro e con il tutto, principio ordinatore che accosterà poi le tele l’una all’altra, strutturando la superficie e caricandola al contempo di qualità cromatiche e formali, in una parola pittoriche.

Inutile enunciare gli innumerevoli esempi in cui la ripetizione del
modulo cubico compare nell’arte e soprattutto nell’architettura di ogni tempo: non a caso Anelo1997 si è formato come architetto e come “architetture” definisce le proprie opere. Cos’è del resto l’architettura, se non la costruzione artistica dello spazio? Il cubo diventa per l’autore strumento e pretesto per esplorare l’infinito spazio tridimensionale, arrampicandosi nel vuoto o a ridosso di una parete, un pavimento, un soffitto. Il dialogo fra i cubi di Anelo e il contesto che li ospita è sempre complesso e mai casuale, commentato dal rapporto con la luce e soprattutto con le ombre, che moltiplicano il modulo e lo deformano. Anche qui si tratta di enunciare un concetto e ripeterlo in variazioni e abbinamenti potenzialmente infiniti, ma tutti vincolati all’unica regola primigenia del cubo originario, che viene forzato, messo alla prova e condotto all’orlo dei propri limiti.

Gli esagoni di Margherita Ferro e i cubi di Anelo1997 giocano dunque con lo spazio, proprio perché ne esplorano tutte le potenzialità costruttive, attenendosi sempre a un sistema logico di regole inderogabili, pena, appunto l’uscita dal gioco e la perdita di senso di tutta l’operazione. Tuttavia, come ogni gioco, anche questo si basa sulla voluttà del cercare soluzioni che, pur non derogando dal regolamento, soddisfino la propria intenzionalità creativa. Ed ecco che la purezza dell’esagono, come quella del cubo, è rigorosamente conservata, ma arricchita di peculiarità sensoriali: il colore, la ruvidità della ruggine, perfino l’odore. Proprio come il timbro del clavicembalo o del violoncello inevitabilmente qualificano di artigianale materialità la matematica esatta di una sonata di Scarlatti o di una fuga di Bach, queste opere sdialogano sia coi sensi che con la mente. Così, paradossalmente, si ammette anche la possibilità dell’errore, della vibrazione, della sporcatura che esalta la purezza dell’idea formale, il rigore della regola proprio nella sua infrazione. Queste strutture teoriche si concretizzano dunque in oggetti reali, che non sono numeri ma individui autonomi, personaggi che si presenteranno ai visitatori per coinvolgerli nel gioco e confrontarsi con loro attraverso la mente e il corpo.

Margherita Maria Ferro nasce a Roma nel 1990, dove attualmente vive e lavora. Dopo aver iniziato a studiare pittura da giovanissima, prosegue la sua formazione in età adulta approfondendo, in particolar modo, lo studio delle seconde avanguardie artistiche, della pittura “astratta” e delle tematiche dell’inconscio e del non-oggettivo.

La sua produzione trae ispirazione da artisti del calibro di Franz Kline, Yves Klein, Mark Rothko, Jackson Pollock.

Nel 2009 consegue il diploma di Maturità presso il Liceo Artistico romano di Via di Ripetta con votazione 84 su 100. L’anno successivo inizia il proprio percorso pittorico presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, diplomandosi al primo livello di Pittura della cattedra del professor Enzo Orti nel 2013, con 110 su 110 con lode. La tesi di laurea che discute, intitolata Estetica del vuoto – rendere visibile l’invisibile (analogie e confronti sul concetto di vuoto tra Oriente e Occidente), è curata dal professor Dario Evola.

Durante l’anno accademico 2011/2012 frequenta i corsi del terzo anno di pittura presso la Facultad de Bellas Artes “Alonso Cano” di Granada, in Spagna, come vincitrice di una borsa di studio Erasmus.

Nell’ottobre del 2016 Margherita conclude il percorso di studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, conseguendo il Diploma accademico di secondo livello in Pittura con la tesi ” Arte Irregolare. Percorsi ed esperienze.”, curata dal prof. Dario Evola.

www.margheritaferro.com
Margherita Ferro Art

Anelo1997

Architetture di forme pure, strutture ferrose come diagrammi rappresentano le relazioni fra gli uomini con lo spazio.
Memorie che si strutturano, si fissano in reticoli di cubi e linee e continuano a proiettarsi attorno.
Sentire diviene una forma che occupa uno spazio con cui scontrarsi.

Pietralata in origine, la chiesa dei frati e l’affetto dei gatti.
Nel piano interrato la meccanica di ferro, fuoco e vernici opache.
Il 1997 accende la coscienza e inizia a ripetersi insoddisfatto.
L’architettura uccide a Venezia e guarisce a Roma.
Nell’ormai solo 1997 un carattere, una personalità,
una relazione, la spiritualità diventano una forma.
Il 1997 privo di tempo e senso rende eterne le mie sensazioni.

Laboratorio Anelo1997 è un laboratorio di architettura e scultura romano.
Espone a Roma dal 2014 presso gallerie d’arte, chiese, ex fabbriche, locali e centri culturali: Traffic club, Officine Lanificio Pietralata, Cibo Project, C.S. Brancaleone, Lungo Tevere campo Capoprati, Casa del Jazz, Cappella Orsini, museo geofisico di Rocca di Papa, Nero Gallery, SinesteticaExpo.
Lavora nel teatro con le compagnie nO (dance first. Think Later) e con i Guinea Pigs portando i suoi lavori in touneè nazionali.
Nel 2016 è stato invitato a esporre nella sezione curata della fiera d’arte contemporanea Paratissima di Torino. A Marzo 2017 ha preso parte alla mostra collettiva di design Prossimo Futuro organizzata dall’Arch Luigi Prestinenza Puglisi che si è svolta presso la Casa dell’Architettura di Roma a cura dell’Ordine degli Architetti di Roma e dell’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica.
La sua opera Rifrazioni è stata scelta dal Comune di Milano per essere esposta in forma definitiva presso gli spazi esterni della Fabbrica del Vapore.

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