Cos’hanno in comune un fioraio di Copenhagen e un venditore ambulante su una spiaggia laziale? E la piazza del Campo di Siena e il mare pugliese? Sembrerebbero le istantanee di un’estate, ma non è così semplice.
Sarebbe impossibile capire le fotografia di Sara e Davide senza considerare la loro formazione: per vedere l’architettura bisogna porsi sul naso delle lenti che consentano di guardare il mondo attraverso il filtro della composizione. Questo filtro, non privo di una buona dose di ossessione maniacale, può rendere molto simile l’organizzazione di una piazza o di un soggiorno alla sistemazione di pesi e figure in un’inquadratura fotografica.

Sara e Davide non fanno fotografia d’architettura, nel senso che la presenza di edifici nei loro scatti è puramente accidentale. Quello che fanno è esplorare territori e città con le lenti degli architetti, raccogliendo nei loro album dei ricordi un campionario di possibili rapporti fra le cose, di comportamenti suggeriti dallo spazio a chi lo vive. Questi ricordi si susseguono disordinatamente, secondo la casualità della vita, che scorre fra la quotidianità delle città natali, rispettivamente Roma e Latina, e i numerosi viaggi in Europa e nel mondo. È solo sfogliando a posteriori questi album, che vengono stabiliti i legami fra uno scatto e l’altro, raggruppandoli in insiemi classificatori secondo parametri autocritici. Lo sguardo, condiviso dalla coppia in un comune progetto di ricerca, trova nel dialogo un prezioso strumento di analisi dei propri metodi e obiettivi.

“Scoordinate” si articola in otto dittici, composti secondo corrispondenze ispirate dalle ragioni più profonde del veduto, tralasciandone i caratteri accidentali. Queste corrispondenze sono il vero interesse della mostra, perché ci consentono di guardare l’arte fotografica da una particolare angolatura. Non siamo di fronte alla narrazione di un viaggio, né a un reportage tematico, né all’esplorazione di un luogo o di una serie di luoghi. Si tratta piuttosto del racconto di una ricerca sullo spazio, che pone alcune situazioni spaziali una di fianco all’altra. In contesti molteplici, anche molto distanti, vengono scoperte affinità e differenze reciproche stabilite da ragioni compositive.

In una sorta di continuo déjà vu, momenti e luoghi diversi mostrano lo stesso fenomeno: il fioraio danese straborda di forme e colori quanto il venditore di gonfiabili a Latina, il disordine della vita affiora sulle mura del castello di Celano con la stessa imprevedibilità che colora le finestre di una grigia residenza popolare romana, chi attraversa la piazza di Siena stabilisce le stesse distanze reciproche che sussistono fra i bagnanti a Santa Maria di Leuca, la vertigine dell’orizzonte infinito sul Baltico è la stessa che dà la pianura Pontina, affacciandosi dalle rupi di Norma.

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