Città geografiche. L’utopia disegnata da Francesco Berarducci | un libro di Michele Astone

4 Giugno 2024 - 2 minutes read

Progettista e professore presso la Sapienza di Roma, Francesco Berarducci (Roma 1924-1992) è una personalità chiave del secondo Novecento italiano che ancora non ha trovato la giusta e meritata collocazione all’interno della storia dell’architettura. La sua capacità di creare uno stretto legame tra speculazione teorica, disegno, progetto e costruzione rendono la sua poetica di particolare interesse per ricercatori e progettisti contemporanei. Il suo archivio in gran parte ancora inedito, custodisce scritti e disegni di pregevole qualità tecnica che si rivelano fondamentali per ricostruire il legame tra teoria e prassi che caratterizza il suo modo di fare architettura.

Francesco Berarducci sviluppa il suo pensiero sulla città che oscilla tra visioni utopiche e indirizzi concreti coniugando i suoi riferimenti internazionali (teorici e progettuali) con la propria romanità per proporre un modello urbano alternativo a quello offerto dalla Modernità.

Francesco Berarducci dunque, con le sue esperienze progettuali si pone senz’altro come un personaggio chiave della seconda metà del Novecento, anticipatore di molte questioni ancora oggi non dipanate dal punto di vista del progetto urbano, da cui poter trarre esempi e modelli applicabili anche nella contemporaneità.

Michele Astone, PhD, è assegnista di ricerca presso il DiAP della Sapienza Università di Roma, dove nel 2019 consegue il Master in Progettazione degli edifici per culto.

Ha insegnato Architettura e Composizione Architettonica e Urbana presso il DiCEA dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Ha come ambito di ricerca preferenziale lo studio delle relazioni tra architettura, città e paesaggio nella sua complessità multiscalare attraverso sperimentazioni progettuali e riflessioni teoriche, concentrandosi sul ruolo dello spazio sacro nelle sue declinazioni architettonica, urbana e liturgica.